Son già passate + di 2 settimane da quando ho dovuto abbandonare la mia macchina, ed ancora la malinconia non passa. Come molti di voi affezionati lettori ben sanno, sono stato costretto a liberarmene, in quanto la fottuta burocrazia del luogo non mi permette di tenere una macchina con targa italiana, avendo io preso la residenza qui (ma a che cazzo serve la comunità europea?), ed una eventuale reimmatricolazione è così complessa da risultare impossibile, situazione aggravata dal fatto che in Portogallo non esiste una rete di distribuzione di metano e che la
Multipla 1
a generazione è qui considerata classe 2 (come autobus e camion), pagando così + del doppio i pedaggi autostradali.
A malincuore l’ho così riportata in Italia per metterla in vendita, viaggio fatto in occasione delle vacanze pasquali. Per l’occasione è venuto qui a darmi un preziosissimo aiuto mio padre (al momento unico esponente della mia famiglia ad essermi venuto a trovare qui nel mio esilio), dandomi il cambio al volante in questo viaggio di 2500 km.
Partenza il 5 aprile; dopo la mattinata passata al lavoro vengo raccolto all’
Anim 2 da Carine e mio padre che mi raggiungono all’una, dopo aver fatto le ultime commissioni e caricato la macchina dei bagagli
1. È gia ora di pranzo, andiamo quindi a riempirci la panza di ottime
tiras de porco 3 con Luzia e Alice. Il pranzo finisce per le 3. Per evitare il traffico prepasquale della città, decido (a torto) di non ripassare per Lisbona, ma di aggirare la laguna a nord , strada a me ancora ignota. In effetti, il pezzo di N1 tra Alverca e Vila Franca de Xira
5 si percorre a passo d’uomo. Attraversiamo il
ponte 6 sul Tejo e ci ritroviamo sulla N10, una strada molto + tranquilla. Prendiamo una scorciatoia per Vendas Novas
9, passando per
Canha 7 attraversando un paesaggio tipico dell’Alentejo, in mezzo a boschi di
sobreiros (querce da sughero) e
pini marittimi 8.
Continuiamo sulla N4, la
statale che attraversa L’Alentejo, passando per
Montemor-o-Novo 10, costeggiando a nord la Serra d’Ossa, Estremoz
12,
Elvas 13. La strada è scorrevole ma il tempo non è bellissimo ed ogni tanto ci troviamo sotto ad uno scroscio di pioggia. Alle 6 e 15 attraversiamo la
frontiera con la Spagna
14 a Badajoz e ci immettiamo nella superstrada che ci porterà fino a Madrid. Appena possibile mi fermo a fare
benza (che in Spagna costa al litro circa 30 c in meno che in Portogallo) e
Bernardo passa al volante. Ne approfitto per cambiare il fuso orario.
Si continua sempre sotto ad un cielo incerto fino al calare del
tramonto. Maciniamo chilometri, fino a che non ci fermiamo a cenare in un
autogrill 18 presso Talavera de la Reina verso le 11. Riprendo il volante e siamo ad un centinaio di Km dalla capitale. Il “potente” servizio di
navigazione non è in grado di farmi seguire il percorso, che avevo accuratamente segnato su un foglio, per evitare il nodo di Madrid
19 (quello segnato in viola sulla mappa) Ci ritroviamo quindi, dopo aver percorso un lungo tunnel illuminatissimo, in Plaza de España, in una notte madrilena piena di traffico, e mi ci vuole un po’ di tempo x riuscire ad uscire dalla città. Riesco a continuare ancora per un pochino, ma la stanchezza mi fa fermare ad un motel presso Guadalajara
20 dove alloggiamo x la notte. È l’1 e 30 ed abbiamo percorso solo 700 km.
Risveglio,
colazione abbondante e ci si rimette in marcia, direzione Saragozza. Attraversiamo svariati
paesaggi, dai colori
forti, marcati dalla presenza dei tipici
tori. Il tempo fa
schifo ed il traffico è intenso, dato che è venerdì santo ed in ogni città c’è una qualche processione folcloristica, e come si sa, gli spagnoli vanno matti per queste cose. Arriviamo a Saragozza
23 che è mezza inondata dall’Ebro,
straripato il giorno precedente. Lì prendiamo l’autostrada in direzione Lleida
25. Prendo un’altra di quelle decisioni discutibili, ovvero, per evitare il probabile traffico di Barcellona, decido di tagliare per i Pirenei.
Entriamo così nella Catalogna + profonda, dove nei
villaggi quasi esiste solo il monolinguismo catalano, bei
paesaggi collinari contornati da
laghetti, poi montagne. Il tempo continua ad essere brutto. Ci fermiamo a
mangiare presso Oliana. Il viaggio prosegue e quando siamo a Seu d’Urgell, decidiamo di fare una piccola
deviazione per Andorra
28, statarello paradiso fiscale in mezzo ai Pirenei, dove alla frontiera sei controllato nel bagagliaio sia quando entri che quando esci. È una vallata in una gola con una unica strada ai cui lati c’è un
centro commerciale ogni 20 metri ed un benzinaio ogni 10. Il paesaggio è nascosto dalle pubblicità e c’è un traffico terribile di spagnoli e francesi che accorsi lì a fare acquisti. Facciamo giusto
benza (costa ancora un po’ meno che in Spagna) e scappiamo schifati (con pausa obbligata al posto di
frontiera). Ripassiamo per Seu d’Urgell e giriamo per una vallata contornata da
cime innevate fino a Puigcerdà, frontiera con la
Francia 29 dove arriviamo verso le 5. Oltre frontiera, la qualità delle strade peggiora sensibilmente. Causa lavori, siamo costretti ad un’assurda deviazione fino ai 2000 e passa metri di
Font-Romeu 30, stazione sciistica in piena attività. Un sacco di tempo perso ed arriviamo a Perpignano
31 che son già le 7 e 30. Lungo la
strada si incontrano strani pali a forma di
sigaretta.
Da lì, e fino alla fine, sarà tutta autostrada. La benzina passa dai 0,9 di Andorra agli 1,4. Ceniamo presso Arles
32 che sono le 10 e decidiamo di non fermarci e di fare una tirata fino alla meta. Tranne il mega casello di
Salon de Provençe 33, il traffico è scorrevole. All’1 e 30 siamo già a Ventimiglia,ma ho un crollo fisico quando siamo un po’ + avanti. Faccio una pausa pisolo di un’orella nell’area di servizio di Spotorno
35, e riparto per le 4. Per strada non c’è nessuno. A Piacenza
36 alle 5 e 40 si passa sull’A1. Mi spingo fino a Parma
37 e lascio a Bernardo l’onore di portare la multipla alla destinazione finale. Sull’A1 il traffico è sostenuto ancora prima che il giorno si alzi, anche a causa dei numerosi cantieri tra alta velocità e 4° corsia. Col levarsi del sole scorgo la sagoma di
S.Luca, il viaggio è finito. C’è solo da pagare l’ultimo
pedaggio, percorrere un tangenziale tempestata di cantieri fino a S.Donato
39, e
parcheggiare per l’ultima volta la macchina. Sono le 7 di mattina.
Addio multipla.
A breve, post sulle vacanze bolognesi